Una notizia che sembra uscita da un ufficio risorse umane parallelo. Un'azienda di formazione, di quelle che organizzano corsi su "come smettere di rimandare", ha annunciato un webinar fissato per il 31 settembre. Sì, avete letto bene: trentuno settembre. Una data che non esiste, non è mai esistita, e probabilmente non esisterà mai. Ma loro l'hanno messa in calendario.
L'evento, dal titolo "Time Mastery: Smetti di Procrastinare in 3 Giorni", doveva tenersi online. Peccato che tre giorni su un calendario che non esiste siano un po' difficili da trovare. Alla redazione di "Ne parliamo a settembre" siamo corsi a verificare: nessun settembre ha mai avuto 31 giorni. Nemmeno quello del 1582, quando il calendario gregoriano tagliò via dieci giorni. Quello era un settembre strano, ma non al punto da regalarci un giorno in più.
Abbiamo chiamato l'azienda organizzatrice. Dall'altra parte del telefono, una voce tranquilla: "Sì, effettivamente ci siamo accorti dell'errore. Il calendario sul nostro sito faceva vedere 31 giorni, ma era un bug. Comunque nessun problema: abbiamo rimandato il webinar al 30 febbraio".
Silenzio. Poi una risata isterica. Poi di nuovo silenzio.
Il trenta febbraio. Un'altra data impossibile. Febbraio ha 28 giorni, 29 negli anni bisestili. Trenta non li ha mai avuti. Se state pensando "ma non è possibile che una società di formazione professionale sbagli due calendari di fila", benvenuti nel mondo del rinvio elevato ad arte.
Il problema non è il calendario. È la scusa.
Perché questa storia, per quanto assurda, assomiglia tantissimo a quello che succede tutti i giorni negli uffici di mezza Italia. Il cliente che dice "ne parliamo dopo le ferie" e poi dopo le ferie non si fa vivo. Il prospect che fissa una call per "la prossima settimana" e la prossima settimana ha un imprevisto. Il capo che annuncia una riunione per "metà mese" e metà mese arriva tre settimane dopo.
Il 31 settembre e il 30 febbraio sono la metafora perfetta del rinvio: fissare una scadenza su un giorno che non esiste significa non fissarla affatto. È il modo più elegante per dire "non ho intenzione di farlo, ma non voglio ammetterlo".
Abbiamo provato a sapere se il webinar si terrà davvero. "Certo, certo", ci ha assicurato l'organizzatore. "Stiamo valutando una nuova data. Forse il 32 maggio". Poi ha aggiunto, con una risata: "Scherzo. O forse no. Ne parliamo a settembre".
La lezione, se vogliamo trovarne una.
Se devi organizzare qualcosa — un webinar, una call, un appuntamento — apri il calendario. Guarda i giorni veri. Quelli che esistono. Il cliente che dice "ci sentiamo dopo l'estate" spesso intende "non ci sentiamo più". Il fornitore che dice "ti faccio sapere la prossima settimana" sta comprando tempo. È più comodo, lo capiamo. Ma alla fine il 31 settembre non arriva mai. Il 30 febbraio nemmeno.
Alla data di pubblicazione di questo articolo, il webinar non si è ancora tenuto. Ma c'è una buona notizia: hanno aperto le iscrizioni per l'edizione dell'anno prossimo. La data? Primo gennaio. Con un asterisco: "salvo imprevisti".
E noi, a "Ne parliamo a settembre", non vediamo l'ora di vedere se arriverà.
Della Redazione
l anno che ricomincia sempre a settembre e il calendario del procrastinatore.