Gennaio: «Buon anno, ma adesso e' periodo di rientro, riparliamone a febbraio». Febbraio: «E' corto, non facciamo in tempo, meglio marzo». Marzo: «Inizio trimestre, sono sommerso, aspettiamo aprile». Aprile: «Ci sono i ponti, non ha senso partire ora». Maggio: «Tra ferie e scadenze fiscali... giu'non e' il caso». Giugno: «Tanto a luglio chiudono tutti, non serve a niente iniziare». Luglio: «E' caldo, la testa e' gia' in vacanza, riprendiamo a settembre». Agosto: (silenzio). Settembre: «Bentornati! Si ricomincia!» — ma e' lo stesso identico copione dell'anno prima. Benvenuto nel calendario del procrastinatore professionista.

Se il tuo anno e' un loop che parte a settembre e si ripete identico da 5 anni, hai un problema. Non e' che non hai tempo: e' che hai sistematicamente eliminato tutti i mesi dell'anno come possibili momenti per fare qualcosa. Hai un anno di 12 mesi, ma ne usi 0 per le cose che rimandi. Tutti gli altri mesi sono «non adatti», «periodi no», «aspettiamo».

Il calendario del procrastinatore e' affascinante perche' e' sempre uguale. I «periodi no» si ripetono identici ogni anno. La scusa di gennaio e' la stessa di 5 anni fa. E il risultato? Che a settembre ti ritrovi con la stessa lista di cose da fare che avevi a settembre dell'anno prima. Perche' rimandare non cancella i compiti: li accumula. E alla fine ti trovi con un settembre talmente pieno di cose arretrate che l'unica soluzione e' rimandare tutto all'anno prossimo.

Lo abbiamo visto in questa lettera aperta: su 10 cose rimandate a settembre, solo 2 vengono effettivamente fatte. Le altre 8 sono il carburante del loop dell'anno successivo. E cosi' via, all'infinito, fino a quando non ti accorgi che non hai piu' 40 anni da rimandare.

La soluzione? Scegli un mese a caso — anche novembre, anche marzo — e fallo diventare il tuo «settembre». Non aspettare il momento perfetto, perche' non arriva. Scegli una data a caso e impegnati a fare almeno UNA cosa rimandata. Una sola. Poi un'altra. Cosi', senza aspettare settembre. Perche' settembre non e' un mese: e' una scusa. E le scuse, a forza di usarle, diventano l'unica cosa che sai fare davvero bene.