Gentile azienda,

le scrivo perche' il silenzio, a un certo punto, pesa piu' delle parole.

Tre mesi fa mi ha chiesto un preventivo. Gliel'ho mandato in 48 ore, come promesso. Da allora: tre solleciti, zero risposte, un rapporto a senso unico. Il preventivo non si e' perso nello spam. Si e' perso in lei. Nelle sue priorita'. Nel suo "lo guardo dopo".

All'inizio l'ho giustificata. E' la fase uno del lutto del venditore: la negazione. "Saranno oberati di lavoro." La fase due e' la rabbia. La fase tre e' la contrattazione: "se rispondessero anche solo per dirmi di no, almeno chiuderei il cerchio." La fase quattro e' la depressione: controllo la mail alle undici di sera, come un ex che spera in un messaggio. La fase cinque, l'accettazione, arriva quando capisci che non risponderanno mai.

Perche' il paradosso e' questo: il silenzio costa piu' di una risposta negativa. Un "no grazie" e' pulito. Si chiude e si archivia. Si cancella dal CRM. Ma il non rispondere e' una matassa che ti porti dietro per settimane. Perche' finche' non c'e' un no, nella tua testa c'e' un forse. E il forse e' una brutta bestia.

La butto li': il silenzio dei clienti e' la ragione principale per cui i freelance in Italia dormono male. Non e' il fisco. Non e' la concorrenza. E' il preventivo mandato e mai piu' ritrovato.

Lo sa qual e' la parte piu' assurda? Che quando mi rispondera', lo fara' con "scusa il ritardo, periodo pazzo". E io faro' finta di niente. Perche' nel mondo dei freelance, far pesare a un cliente che ti ha ignorato per tre mesi e' un lusso che paghi con il lavoro successivo.

Un cordialissimo arrivederci (a settembre, magari),

Della Redazione

il a settembre e il colpo di grazia dell imprenditore che non gestisce il presente.