Se hai aperto la mail di Netflix a marzo 2026, hai capito
L'aumento e' arrivato come un bolletta traditora: silenzioso, mensile, con quella frasetta "stiamo aggiornando i prezzi per offrirti un servizio migliore". Netflix e' salito del 15%. Poco dopo Spotify del 12%. DAZN ha sparato un +20% che sa di presa in giro. Disney+ ha ritoccato. Paramount+ pure.
Il risultato? Se hai tutti i servizi, spendi circa 30 euro in piu' al mese rispetto al 2025. 360 euro l'anno. Una tassa sulla procrastinazione.
Perche' non hai disdetto quando hanno annunciato l'aumento? "Tanto lo faccio dopo". Il "dopo" e' arrivato, l'aumento e' partito, e tu paghi. Come il cliente che non risponde al preventivo per un mese e poi scopre che i prezzi sono cambiati.
Il costo puntuale del rimandare
La dinamica e' sempre la stessa: arriva la notifica dell'aumento, hai 30 giorni per disdire al vecchio prezzo. Li butti via perche' "tanto c'e' tempo". Il trentesimo giorno arriva, l'abbonamento rinnova al nuovo prezzo, e tu:
- Sei arrabbiato con l'azienda (che ti ha avvisato)
- Sei arrabbiato con te stesso (che non hai disdetto)
- Non disdici comunque perche' "ormai ho pagato"
E riparte il ciclo. Tra 12 mesi sara' uguale. I rincari streaming 2026 sono la versione in abbonamento del cliente che dice "ti richiamo" e non richiama mai. L'azienda incassa, tu paghi, il mondo va avanti.
La prossima volta che arriva un avviso di aumento, pensa a quanto costa la procrastinazione nella tua azienda. Se 360 euro l'anno di streaming extra ti sembrano tanti, prova a calcolare quanto perdi clienti che aspettano.
