C'è una categoria di persone che merita un monumento: quelli che dicono "ci penso e ti faccio sapere" e poi spariscono piu' velocemente di un gelato al sole d'agosto. Sono gli artisti del nulla, i maestri del silenzio, i fantasmi della trattativa. E secondo un recente rapporto di Repubblica (maggio 2026), sono anche gli stessi che pagano 1,7 miliardi di euro all'anno in abbonamenti a servizi che non usano mai.

Il popolo dei "dopo"

Fermiamoci un attimo a riflettere su questo numero: 1,7 miliardi. Miliardi con la M. Una cifra che da sola basterebbe a finanziare una decina di missioni su Marte, o a comprare un numero imprecisato di Fiat 500 (chi le conta piu', tanto). Invece no: finisce in abbonamenti a piattaforme di streaming che guardiamo per 12 minuti al mese, palestre virtuali in cui non entriamo mai, e servizi di consegna a domicilio che usiamo talmente poco che il corriere ci ha mandato un biglietto di auguri.

Ecco, mentre noi paghiamo per non usare le cose, dall'altra parte del telefono c'è un venditore che aspetta. Aspetta quel "ti richiamo" che sa gia' che non arrivera' mai. Aspetta il "ne parliamo a settembre" che settembre lo vede solo sui calendari. E aspetta il "mando il modulo firmato" come si aspetta un autobus a mezzanotte in una stazione deserta.

La sindrome del "mi faccio sentire io"

Durante un recente corso di tecniche di vendita (ne stanno spuntando come funghi, segno che qualcuno vende corsi su come vendere a gente che non compra niente), un formatore ha rivelato il dato agghiacciante: il 47% delle trattative commerciali si arena sulla frase "ci penso e ti faccio sapere". Tradotto: 47 acquirenti su 100 sono in realta' dei fantasmi con la maschera del cliente interessato.

Ma c'è di piu'. Secondo uno studio di fine 2025, ormai il ghosting non è piu' solo un problema delle app di appuntamenti. È un fenomeno trasversale. Sei un freelance? Il 60% dei tuoi potenziali clienti sparisce dopo averti chiesto il preventivo. Lavori in un negozio? I clienti entrano, provano, dicono "passo dopo" e spariscono nel nulla come i protagonisti di un thriller di seconda categoria.

L'arte di scomparire (pagando)

Il paradosso è sublime. Da una parte non abbiamo il coraggio di dire "no" a un venditore, quindi rifugiamo nel "ci penso" che non significa niente. Dall'altra non abbiamo il coraggio di disdire un abbonamento che non usiamo, quindi continuiamo a pagare. In entrambi i casi, la parola d'ordine è una sola: rimandare.

Non è procrastinazione, amici miei. È uno stile di vita. È l'arte di sopravvivere in un mondo in cui le decisioni si prendono sempre "dopo". Dopo le ferie. Dopo il bonus. Dopo che il capo firmala. Dopo che ne parliamo a settembre.

E settembre, si sa, non arriva mai. O meglio: arriva, ma poi "ne parliamo a ottobre" e via cosi', in un loop temporale degno del Miglior Film dell'Anno (categoria: documentario sulla paralisi decisionale italiana).

Come riconoscere un fantasma (prima che sia troppo tardi)

Il venditore esperto lo sa. Ci sono segnali precisi che distinguono un cliente reale da un fantasma in incognito. Eccoli:

La morale della favola

Forse, in fondo, il problema non è dei clienti. Forse il problema è di un sistema che ci ha insegnato che dire "no" è maleducato, che rimandare è cortese, e che pagare per non usare è meglio che ammettere che abbiamo sbagliato.

Oppure, piu' semplicemente, siamo diventati tutti degli imbranati cronici che non sanno prendere una decisione neanche per salvare la vita. E mentre aspettiamo il momento giusto per disdire quell'abbonamento a una piattaforma che non apriamo da febbraio, il venditore dall'altra parte del telefono aspetta ancora. Aspetta e spera. Come San Pietro, ma coi preventivi.

Noi, intanto, continuiamo a pagare. E a rimandare. E a dire "ci penso e ti faccio sapere".

E se state pensando "bello questo articolo, lo salvo per leggerlo dopo"... be', avete capito il messaggio.